Stare insieme nella semplicità di fare la spesa
Si può stare bene facendo semplicemente la spesa al supermercato?
La risposta è sì, e lo so perché, ogni tanto, io e il mio compagno ci prendiamo un momento tutto nostro durante la settimana e andiamo a fare la spesa.
Sì, avete capito bene: andiamo al supermercato, prendiamo un carrello e iniziamo a camminare tra gli scaffali, senza avere in programma nulla di particolare e senza la necessità di trasformare quel momento in qualcosa di straordinario.
Eppure, puntualmente, mentre guardiamo i prodotti, controlliamo cosa manca e decidiamo insieme cosa comprare, mi ritrovo a pensare a quanto sia bello stare bene anche così. Ci fermiamo davanti a uno scaffale, discutiamo su quale prodotto scegliere, magari uno dei due prende qualcosa che l’altro non avrebbe mai comprato e finiamo per ridere di una cosa che, probabilmente, raccontata a qualcun altro non farebbe nemmeno sorridere.
Sono momenti semplici, quasi insignificanti se guardati dall’esterno, ma che per noi hanno un valore diverso perché ci permettono di stare insieme senza dover necessariamente fare qualcosa.
Ed è proprio questo che mi fa riflettere.
Abbiamo imparato a pensare che per stare bene servano occasioni speciali, che un momento debba essere diverso dal solito per diventare importante e che la felicità debba arrivare accompagnata da qualcosa di grande. Pensiamo alla cena fuori, al viaggio, al fine settimana lontano da casa, alla vacanza che aspettiamo per mesi, come se fossero questi i momenti nei quali concederci davvero la possibilità di stare bene, certo che servono anche questi momenti. Abbiamo bisogno di staccare, di partire, di concederci una cena senza pensieri, di vedere posti nuovi e di ritagliarci, ogni tanto, qualcosa che ci faccia sentire lontani dalla routine.
Non c’è nulla di sbagliato nel desiderarlo, anzi, sono momenti che arricchiscono la nostra vita e che spesso aspettiamo proprio perché sappiamo quanto ci faranno bene. Il punto, però, è non aspettare sempre e soltanto quelli per sentirci felici.
Nel frattempo, soffocati dal rumore di fondo, ci dimentichiamo del resto.
Ci dimentichiamo di quello che succede nei giorni muti, quelli senza anniversari o ricorrenze da cerchiare sul calendario.
Ma la vita vera si infila proprio nelle crepe della routine: nella tazzina di caffè bevuta di corsa sul banco della cucina prima di dividersi nel traffico, nella cena improvvisata alle nove di sera con quello che si trova in frigo, in quattro passi senza meta per scaricare le tossine della giornata o nelle parole masticate sul divano mentre fuori piove. Roba ordinaria, quasi banale. Eppure è lì che ci si gioca tutto.
Il problema è che ci hanno venduto l’idea che la normalità sia una condanna.
Ci riempiono le giornate di notifiche, scadenze, aperitivi programmatici ed “esperienze” da fotografare per dimostrare al mondo che ci stiamo divertendo. Pure il tempo libero è diventato un secondo lavoro: va pianificato, confezionato e messo in vetrina. E mentre siamo tutti affannati a inseguire il “momento speciale” o la svolta epica, la vita ci sfila sotto il naso senza che ce ne accorgiamo. La vita vera sta accadendo adesso, tra i banchi del supermercato alle sette di sera, mentre si discute se comprare la pasta corta o quella lunga, o mentre si sghignazza per una scemità qualunque detta a mezza voce in mezzo alla corsia dei detersivi.
Costruire un legame non significa collezionare viaggi da cartolina o cene nei posti di moda. Significa sapersi guardare in faccia di martedì sera, quando la stanchezza ti spezza le gambe, non c’è niente da festeggiare e non c’è nessun pubblico a guardare. È lì che si cementano le abitudini, quelle che ti fanno sentire a casa senza dover inventare niente.
Un rapporto solido lo vedi soprattutto quando non c’è niente da fare. Quando non serve inventarsi la serata speciale per riempire il silenzio, quando pure andare a pagare una bolletta o a fare la spesa diventa una scusa per camminare fianco a fianco. Smettere di cercare l’effetto speciale non è accontentarsi: è capire che la semplicità condivisa con chi hai scelto è l’unica cosa che resta in piedi quando i riflettori si spengono.
E mi viene in mente una frase di Luciano De Crescenzo che, forse più di tante altre, racconta un modo profondamente napoletano di intendere i sentimenti: «È più bello voler bene che amare».
Nella lingua napoletana, infatti, non esiste il verbo amare nel modo in cui lo intendiamo comunemente. Non si dice «io ti amo», ma «io ti voglio bene». E forse dentro quel «voler bene» c’è qualcosa di ancora più profondo, perché a Napoli chi ti vuole bene, in qualche modo, ti ama già.
Voler bene significa prendersi cura dell’altro, esserci nella quotidianità, condividere anche le cose più semplici e trovare valore nella presenza di qualcuno, anche quando non accade nulla di straordinario. Significa conoscere le abitudini dell’altro, sapere cosa gli piace, ricordarsi di ciò che manca a casa e, magari, trovarsi insieme davanti a uno scaffale del supermercato a discutere su quale prodotto mettere nel carrello. Forse è proprio questo il senso più autentico dello stare insieme: non avere bisogno di grandi occasioni per dimostrare quello che proviamo, ma riuscire a trasformare anche un gesto quotidiano in una piccola forma di cura.
Perché quando c’è qualcuno a cui vuoi davvero bene, anche andare a fare la spesa può diventare un modo per dirgli, senza bisogno di pronunciarle, quelle due parole che contano più di tante dichiarazioni: io ci sono. Ci sono persone che non ci regalano necessariamente una vita fatta soltanto di grandi avventure, ma che ci permettono di stare bene dentro la vita che abbiamo. E forse questo è uno dei regali più importanti che qualcuno possa farci. Non abbiamo sempre bisogno di partire per sentirci felici, perché a volte è sufficiente restare e guardarci intorno.
Non abbiamo sempre bisogno di una serata da ricordare, perché anche una sera qualunque può diventare un ricordo importante e non abbiamo sempre bisogno di grandi dichiarazioni, perché qualche volta basta la presenza di qualcuno che cammina accanto a noi.
Io e il mio ragazzo continueremo, ogni tanto, a prenderci quei momenti e ad andare a fare la spesa insieme. Continueremo a camminare tra gli scaffali, a guardare i prodotti, a decidere cosa comprare e probabilmente continueremo anche a discutere per qualche scelta apparentemente insignificante.
E credo che sia proprio questo il punto.
In quei momenti non stiamo semplicemente facendo la spesa. Stiamo scegliendo di regalarci del tempo, che oggi è forse una delle cose più preziose che possiamo offrire a qualcuno. Tempo per parlare, per ridere, per raccontarci la giornata, per guardarci e semplicemente per esserci. Forse, quando torneremo a casa, non ricorderemo nemmeno tutto quello che abbiamo comprato. Ricorderemo però di essere stati bene, e questo sarà molto più importante di qualsiasi prodotto finito dentro quel carrello.
Perché la felicità non arriva sempre facendo rumore, a volte arriva in silenzio, mentre camminiamo accanto alla persona che amiamo e scegliamo insieme cosa mettere nel carrello. Ed è forse questa la lezione più semplice che possiamo imparare dalla vita quotidiana: non sono sempre le cose straordinarie a renderci felici, ma la persona con cui riusciamo a trasformare anche una cosa ordinaria in un momento da ricordare.
Perché alla fine, quando ripenseremo alla nostra vita, non saranno soltanto i grandi giorni a tornare alla memoria. Ci saranno anche quelle sere qualsiasi, quei gesti che sembravano non avere importanza e quei momenti che non avevamo programmato.E magari, tra tutti quei ricordi, ci sarà anche un supermercato, un carrello della spesa e due persone che, senza fare nulla di straordinario, avevano semplicemente scelto di stare bene insieme.
Ed io non posso fare nient’altro che augurare a voi tutti una persona così nella vostra vita.
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